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Ristorante Casa Leali: il talento destinato a splendere

16 Ottobre 2019
casa leali ristorante

Quando si è di fronte al talento, quello puro, spesso lo si riconosce al primo sguardo o, nel caso di uno chef, al primo assaggio. A Casa Leali il talento sgorga imperioso da Andrea e Marco, i due fratelli alla guida di uno dei ristoranti più interessanti del panorama italiano.

Una storia di famiglia

Siamo nell’Alto Garda bresciano, a Puegnago, un piccolo paese immerso negli ulivi. Una zona pacifica, ma allo stesso tempo vicina al lago e a luoghi artistici di interesse.

In questo paesino, Andrea e Marco (56 anni in due) rilevano il casolare in pietra del 1400 di proprietà della famiglia. Poca esperienza alle spalle e tantissima voglia di fare, oltre ad un talento cristallino che si percepisce dalle idee chiare dei due fratelli.

Il Garda è una zona che sforna ristoranti coi controfiocchi a ripetizione, per imporsi bisogna avere le giuste motivazione e una visione ad ampio spettro, capire che cucina proporre e con quali ingredienti confrontarsi.

Per scoprirlo al meglio abbiamo provato il menù territorio in versione estiva.

Il menù territorio di Casa Leali

Spesso un ristorante è capace di parlarti fin da fuori. La location è meravigliosa, curata in ogni dettaglio sia all’esterno sia all’interno. Invita ad entrare e accomodarsi per un pranzo da ricordare.

Iniziamo ad esplorare il Garda Bresciano con un antipasto di carne salada di cavallo tagliata a coltello, marinata una settimana con radicchio rosso. Un piatto molto tecnico che ci instilla il seme della curiosità per il proseguo.

Proseguo che arriva sull’onda alta del simbolo del Nord Italia: la polenta. In varietà quarantina è la base delle tagliatelle condite con burro aromatizzato al farro, finferli e ruta. Impressionante il contrasto tra il ruvido della pasta e la morbidezza dei finferli. È un piatto grezzo, quasi antico, ma proprio per questo perfettamente azzeccato.

Il livello sale, tanto, quando ci vengono serviti i ravioli ripieni di faraona. È la classicità bresciana, un piatto della domenica confortante. Le cotture, perfette, della carne e della pasta, marciano all’unisono, creando un ritmo incalzante sulla lingua.

Già ampiamente colpiti, rimaniamo senza parole di fronte al lucioperca con foglie di cappero e burro emulsionato con il fumetto delle parti nobili del pesce stesso. I pesci di lago sono sempre ostici, ma Andrea è stato capace di smorzarne gli spigoli con sapori che lo assecondassero, lasciando al palato una sensazione molto morbida.

Il piatto di carne è simpatico e destrutturato in tre parti: la carne stessa, una pernice (taglio simile al cappello del prete), cotta in olio di oliva e con quattro vini rossi, accompagnata dalla sua riduzione; e due contorni: le patate al burro e nocciola e un purè di sedano rapa e nocciola dell’Alta Langa. Una presentazione giovane e allegra, che invita al gioco e alla sperimentazione.

Il momento dei dolci, dopo un menù salito di livello ad ogni piatto, lo attendiamo con trepidazione.

Io vado su un classico della Costa Azzura: la tarte tropezienne con crema al cardamomo. Andrea ci spiega che è un suo ricordo d’infanzia, quando durante le vacanze estive in Francia, prendeva la tropezienne come spuntino. Il ricordo che sta alla base del piatto ha portato al mantenimento del gusto nel suo complesso, ritoccato solo da qualche pennellata nella forma e dall’ottima crema al cardamomo.

Marty prende un piatto capolavoro: mele cacio e pepe, geniale nel nome e ancora più nella forma. Il dolce si presenta come un piatto di pasta, con le mele granny smith e pink lady tagliate a pennetta; il cacio è ricreato col un crema di cioccolato bianco e mascarpone, mentre la vaniglia fa le veci del pepe. Siamo senza parole, conclusione migliore non poteva esserci.

Quando Andrea fa capolino in sala ci stupiamo davvero di quanto sia giovane. Sappiamo che è del 1993, ma vederlo in faccia e renderci conto che, peraltro, è più giovane di noi, ci lascia a bocca aperta.

Quando poi inizia a parlare e raccontare i piatti siamo ancora più sbigottiti. Ha la maturità di uno chef con anni e anni di esperienza, sa quali sono i suoi punti di forza ed è consapevole di cosa va migliorato, ma ha già una consapevolezza limpida su cosa sarà la cucina di Casa Leali.

Prezzi e considerazioni su Casa Leali

Il menù territorio ha un costo a persona di 54 € a cui vanno aggiunti i dolci alla carta (da 11 € a 14€) per una spesa totale che si aggira poco oltre i 65 € a testa. Ottimo il consiglio di Marco sul vino (un Benaco bianco), anch’esso del territorio, per accompagnare il nostro pranzo.

Poche persone compongono lo staff, ma giustamente ci troviamo a Casa e l’accoglienza deve essere modellata su un modello famigliare, fatto di piccole gentilezze e accortezze.

Nel loro futuro la stella Michelin sembra un approdo naturale. La cucina di Andrea è destinata ad evolversi e migliorarsi, partendo da una base di partenza solida come una roccia.

Casa Leali è un ristorante che terremo d’occhio nei prossimi anni e che, spassionatamente, vi consigliamo di provare. L’evoluzione di Andrea e Marco sarà uno dei percorsi più appassionanti che seguiremo nella nostra vita gourmand.

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